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Caregiver familiari, FISH in audizione al Senato: “Servono tutele previdenziali, servizi garantiti e risorse adeguate. Il diritto di assistere non può diventare il dovere di sostituirsi allo Stato”

Riconoscere il valore della cura familiare, garantire tutele previdenziali e lavorative, rafforzare i servizi territoriali e assicurare risorse adeguate. Sono queste le principali richieste avanzate dalla Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie (FISH ETS) durante l’audizione odierna presso la X Commissione (Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) del Senato della Repubblica, impegnata nell’esame del disegno di legge A.S. 2063 e delle proposte collegate sul riconoscimento e la tutela dei caregiver familiari.

La Federazione ha espresso una valutazione positiva sull’avanzamento del percorso legislativo, sottolineando tuttavia la necessità di rafforzare il testo approvato alla Camera attraverso interventi capaci di garantire diritti concretamente esigibili, superando le disuguaglianze territoriali e le attuali lacune nella protezione sociale di chi presta assistenza.

“Il riconoscimento giuridico dei caregiver familiari rappresenta un passaggio atteso da troppo tempo, ma oggi sono ancora troppe le persone che, per assistere un proprio familiare, sono costrette a ridurre l’orario di lavoro, interrompere la propria carriera o rinunciare all’occupazione, compromettendo la propria autonomia economica e il futuro previdenziale. Una legge che non intervenga concretamente su questi aspetti rischia di riconoscere formalmente una funzione sociale senza garantire le necessarie condizioni di tutela”, dichiara Vincenzo Falabella, presidente FISH ETS.

Tra le priorità indicate dalla FISH figura l’introduzione di una specifica copertura previdenziale per i periodi dedicati alla cura, anche attraverso il riconoscimento di contribuzione figurativa, accompagnata da strumenti efficaci di conciliazione tra vita lavorativa e responsabilità assistenziali. La Federazione chiede inoltre tempi certi per le risposte dei datori di lavoro, obblighi di motivazione in caso di diniego e misure che favoriscano la permanenza e il reinserimento nel mercato del lavoro.

Particolare attenzione è stata, inoltre, rivolta alla libera scelta e all’autodeterminazione di entrambi i soggetti coinvolti: da un lato la persona con disabilità deve poter decidere come e da chi farsi assistere (in linea con il Progetto di Vita individuale e la Convenzione ONU), dall’altro il familiare deve essere libero di scegliere se e quanto farsi carico dell’assistenza, senza esserne costretto per assenza di alternative.

Per rendere effettivo questo principio, la FISH richiede interventi concreti su più fronti. I servizi sul territorio quali l’assistenza domiciliare, servizi di sollievo per le famiglie e supporto psicologico devono essere prestazioni accessibili ovunque in Italia. Inoltre, è necessaria la revisione di alcuni paletti troppo rigidi stabiliti nel disegno di legge, come la soglia minima delle 91 ore di assistenza settimanali o il limite dei 40 km di distanza per i caregiver non conviventi, che rischierebbero di tagliare fuori molti nuclei con bisogni complessi.

La proposta della Federazione prevede anche uno stanziamento pubblico aggiuntivo di 1 miliardo di euro per il triennio 2027-2029 (suddiviso in 300 milioni per il 2027, 300 per il 2028 e 400 per il 2029) destinato a coprire le tutele lavorative, previdenziali ed economiche. A questo si potrebbe affiancare un Fondo integrativo volontario presso l’INPS con incentivi fiscali per cittadini e imprese, che però non deve sostituire l’impegno finanziario dello Stato.

La FISH ha infine richiamato l’attenzione sui giovani studenti che assistono familiari, sul riconoscimento delle competenze di cura maturate, sulle disparità di genere (essendo la cura spesso sbilanciata sulle donne) e sulla necessità di coinvolgere stabilmente le associazioni nelle scelte politiche.

“L’obiettivo non deve essere soltanto riconoscere chi si prende cura, ma costruire un sistema nel quale nessuno sia costretto a sacrificare il proprio lavoro, la propria salute o il proprio futuro per assistere un familiare e nessuna persona con disabilità debba rinunciare alla propria autodeterminazione perché mancano servizi e sostegni. È su questa capacità di garantire libertà, dignità e sicurezza a entrambe le persone coinvolte nella relazione di cura che si misurerà il valore della futura legge”, conclude Falabella.

Per la memoria integrale presentata dalla FISH, cliccare qui

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