Caregiver familiari, FISH: “Un passo avanti importante, ma la legge va completata con le tutele previdenziali”

Riconoscere il ruolo dei caregiver familiari significa riconoscere il valore di milioni di gesti quotidiani di cura, assistenza e responsabilità. Ma perché questo riconoscimento si traduca in diritti concreti, è necessario garantire non soltanto sostegni nel presente, ma anche adeguate prospettive di tutela per il futuro. È questa la posizione della Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie (FISH ETS) in merito al disegno di legge n. 2063, approvato dalla Camera dei deputati e ora all’esame del Senato.

Per la FISH, il provvedimento rappresenta un passaggio significativo verso una disciplina nazionale attesa da molti anni. Il testo introduce misure che spaziano dal riconoscimento formale del caregiver alla conciliazione tra lavoro e assistenza, dalla valorizzazione delle competenze alla tutela contro le discriminazioni, fino al benessere psicofisico e alla partecipazione alla definizione del Progetto di Vita.

È importante riconoscere il percorso compiuto e il valore complessivo di questo provvedimento. Le riforme avviate negli ultimi anni in materia di disabilità stanno contribuendo a superare una visione esclusivamente assistenziale, orientando le politiche pubbliche verso la dignità, l’autodeterminazione e le pari opportunità. Non si tratta soltanto di prevedere contributi economici, ma di costruire un sistema di sostegni e servizi capace di garantire alle persone con disabilità e alle loro famiglie il pieno esercizio dei diritti di cittadinanza. Anche il riconoscimento dei caregiver deve inserirsi in questa prospettiva.

Particolarmente significativo è il collegamento con il progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato previsto dal decreto legislativo n. 62 del 2024, che consente di valorizzare il contributo del caregiver nell’ambito di una progettazione fondata sui bisogni, sulle volontà e sulle scelte della persona con disabilità. Rimane, tuttavia, una lacuna importante: il testo non prevede una disciplina organica delle tutele previdenziali per chi, a causa dell’impegno di cura, è costretto a ridurre o interrompere la propria attività lavorativa.

“Siamo consapevoli che un’eventuale modifica del testo al Senato comporterebbe un ulteriore passaggio alla Camera dei deputati e che i tempi per completare l’iter legislativo sono particolarmente ristretti, sottolinea Falabella. Tuttavia, riteniamo che il riconoscimento del ruolo dei caregiver familiari debba accompagnarsi a una riflessione concreta sulle conseguenze che l’impegno di cura produce sulla vita lavorativa e sulle prospettive pensionistiche di queste persone. L’esigenza di giungere rapidamente all’approvazione della legge non deve far perdere di vista l’obiettivo di costruire un sistema di tutele realmente rispondente ai bisogni delle famiglie”.

“Il valore della cura non può essere riconosciuto soltanto nel presente. Servono garanzie per il futuro, servizi adeguati e diritti effettivamente esigibili”, conclude Falabella.

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