Progetto di Vita. FISH ETS scrive alle opposizioni: “Servono risorse certe nella Legge di Bilancio”

Dopo aver rivolto al Governo la richiesta di istituire un Fondo unico nazionale per i Progetti di vita individuali, personalizzati e partecipati, FISH ETS si rivolge ora ai leader delle forze politiche di opposizione, chiedendo un impegno politico e parlamentare chiaro e concreto in vista della prossima legge di bilancio.

La Federazione ha inviato una lettera ai leader dei partiti di opposizione, chiedendo che l’istituzione del Fondo diventi oggetto di iniziative parlamentari e di un confronto politico sul finanziamento della riforma introdotta dal decreto legislativo 3 maggio 2024, n. 62.

La proposta avanzata da FISH prevede un Fondo unico nazionale con una dotazione iniziale di almeno 1,5 miliardi di euro, strutturale, pluriennale e aggiuntiva, destinato a sostenere concretamente i Progetti di vita e i relativi budget, l’assistenza personale, l’abitare supportato, i sostegni domiciliari, le tecnologie assistive, i servizi territoriali integrati e il funzionamento delle unità di valutazione multidimensionale.

“Abbiamo chiesto al Governo di assumere una responsabilità precisa e oggi chiediamo anche alle opposizioni di misurarsi concretamente con questa proposta, dichiara Vincenzo Falabella, presidente di FISH ETS. Il tema non può essere ridotto a una contrapposizione tra maggioranza e opposizione. Stiamo parlando dell’effettività dei diritti delle persone con disabilità e della necessità di accompagnare una riforma importante con risorse economiche certe e adeguate”.

Per FISH, il nodo centrale è evitare che il Progetto di vita si trasformi in un mero procedimento amministrativo, privo degli strumenti necessari per modificarne concretamente le condizioni di vita. Nella lettera la Federazione chiede, infatti, di tradurre le proprie posizioni in iniziative parlamentari verificabili, attraverso gli strumenti propri del confronto sulla legge di bilancio e degli altri provvedimenti utili, nonché attraverso atti di indirizzo, audizioni e confronto nelle Commissioni parlamentari competenti.

Un passaggio decisivo riguarda, inoltre, il futuro delle politiche residenziali e la necessità di accompagnare l’attuazione del D.Lgs. 62/2024 con un processo nazionale di deistituzionalizzazione delle persone con disabilità. Il Progetto di Vita deve rappresentare lo strumento attraverso il quale spostare progressivamente il baricentro delle politiche pubbliche dalle strutture alla persona, dalla risposta standardizzata alla libertà di scelta, dalla residenzialità istituzionale alla possibilità concreta di vivere nella propria casa e nella propria comunità. Questo percorso non può e non deve, quindi, tradursi nella sottrazione di risorse o nella riduzione delle tutele per le persone che oggi vivono nelle RSA, nelle RSD o in altre strutture residenziali, né può compromettere la qualità dei servizi, la continuità dell’assistenza e il lavoro degli operatori. Per questo, dopo lo stanziamento iniziale del Fondo unico nazionale per i Progetti di vita, occorre avviare una progressiva riconversione delle politiche e delle risorse pubbliche, rafforzando l’assistenza personale, la domiciliarità, l’abitare supportato, i servizi di prossimità e i sostegni integrati nella comunità. Deistituzionalizzare non significa chiudere semplicemente le strutture: significa fare in modo che nessuna persona con disabilità sia costretta a entrarvi per mancanza di alternative.

“Su questo tema, conclude Falabella, chiediamo responsabilità e continuità istituzionale. I diritti delle persone con disabilità non possono dipendere dal luogo in cui si vive, dalle possibilità economiche della propria famiglia o dall’alternarsi delle maggioranze. Occorrono risorse certe e scelte conseguenti. Il Progetto di vita deve diventare uno strumento concreto di libertà, autodeterminazione e partecipazione nella comunità”.

Cliccare qui per leggere la lettera integrale

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