Memoria, ricordare il passato perché non accada più

«Nel triste elenco delle vittime della Shoah non vanno dimenticate le Persone con disabilità, colpite dall’Aktion T4. Furono loro le prime vittime dello sterminio. Sterilizzate forzatamente a partire dal 1933 e dal 1940 uccise nelle prime camere a gas appositamente installate negli istituti psichiatrici del Terzo Reich», ricorda Silvia Cutrera, vice-presidente della Federazione Italiana Superamento Handicap, che è anche la responsabile del gruppo donne della Fish. Continua Cutrera: «è una storia dell’orrore tra gli orrori che non può più essere derubricata in una narrazione indistinta e che, invece, merita una propria collocazione anche storiografica per colmare il vuoto di studi accademici che in passato l’hanno caratterizzata e di cui ancora oggi subiamo gli esiti».

Oltre il programma Aktion T4, il piano di sterminio sistematico che portò alla eliminazione di circa 70.000 persone con disabilità, «dobbiamo ricordare oggi tutta quella serie di pratiche messe in atto negli ospedali e negli istituti, le quali prevedevano la soppressione di bambini con disabilità», le fa eco Vincenzo Falabella, il presidente della Fish, che inoltre ricorda «la lunga serie di uccisioni di individui con disabilità psichica e sociale, prima sterilizzati e poi finiti con il gas». E che allo stesso tempo invita a non rivolgere più lo sguardo soltanto al passato. «Perché la Shoah, per il suo carattere unico e terribile, possa trascendere la dimensione storica del suo tempo e diventare un monito perenne e lezione universale», prosegue Falabella. E poi conclude: «perché il virus della discriminazione, dell’odio, della sopraffazione, del razzismo non è confinato in una isolata dimensione storica, ma attiene strettamente ai comportamenti dell’uomo».

Nella giornata della memoria in cui si ricorda la data del 27 gennaio del 1945, quando le truppe sovietiche dell’Armata Rossa abbattevano i cancelli di Auschwitz, rivelando la realtà del genocidio in tutto il suo orrore, la Federazione Italiana Superamento Handicap commemora le vittime di quel programma di morte affinchè non accada più. Perché, come ha scritto Primo Levi: «se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre».

 

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