Richiedenti asilo e rifugiati con disabilità

Il 13 luglio 2016 è stato presentato il Rapporto annuale SPRAR relativo all’anno 2015.

Lo SPRAR è il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati, istituito dalla Legge 189 del 2002. Esso si compone di una rete strutturale di enti locali che accedono, nei limiti delle risorse disponibili, al Fondo Nazionale per le Politiche e i Servizi dell’Asilo (FNPSA), al fine di realizzare, grazie al supporto di realtà del terzo settore, progetti di accoglienza integrata destinati a richiedenti protezione internazionale, rifugiati, titolari di protezione sussidiaria e umanitaria. Nel corso degli anni, il Sistema ha conosciuto rilevanti ampliamenti, sia nella capacità dei posti messi a disposizione che nel numero dei beneficiari accolti, grazie per lo più all’impiego di finanziamenti straordinari. Nel Rapporto 2015 leggiamo, infatti, che lo SPRAR si avvia a diventare il sistema ordinario di accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati nel nostro Paese, come dimostrano i dati rilevati: dai 3.979 posti del 2012, si è passati ai 10.381 del 2013, per arrivare ai 20.752 del 2014.

Nel 2015 i progetti finanziati dal Fondo hanno reso disponibili 21.613 posti (12.577 strutturali e 9.036 aggiuntivi), che hanno accolto 29.698 persone (il 29,3% in più rispetto all’anno precedente).

Relativamente alla tipologia dei progetti realizzati, l’accoglienza di persone con disabilità può rientrare nella categoria di progetti che accolgono richiedenti di protezione internazionale, rifugiati, titolari di protezione sussidiaria e umanitaria con disabilità e/o con disagio mentale e/o con necessità di assistenza sanitaria e domiciliare specialistica e/o prolungata, nonché coloro che presentano una disabilità anche temporanea.

Nel 2015 i progetti finanziati dal Fondo sono stati complessivamente 430, di cui 348 destinati all’accoglienza di richiedenti e titolari di protezione internazionale appartenenti alle categorie ordinarie, 52 destinati a minori non accompagnati e 30 a persone con disagio mentale e/o disabilità fisica. Tali progetti hanno reso disponibili 21.613 posti, di cui 20.356 destinati alle categorie ordinarie, 977 all’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati e 280 a persone con disagio mentale e/o disabilità fisica (questi ultimi erano stati 295 nel 2014).

Per quanto riguarda i beneficiari, 27.824 sono stati accolti nei progetti ordinari, 297 nei progetti per disagio mentale e/o disabilità e 1.640 in quelli per minori stranieri non accompagnati, per un totale di 29.761 accolti. Di questi, 63 beneficiari sono transitati in più progetti SPRAR di categorie e tipologie differenti (e pertanto censiti come beneficiari da tutti i progetti che li hanno presi in carico). Ciò perché molti beneficiari accolti nei posti straordinari attivati nel 2014 sono stati trasferiti nel 2015 in progetti “ordinari”, ma anche a seguito di nuove esigenze emerse successivamente all’inserimento in prima accoglienza. Di conseguenza il numero effettivo degli accolti è di 29.698, sebbene nelle analisi successive relative ai progetti realizzati su base regionale il dato utilizzato sia comprensivo anche dei beneficiari transitati in più progetti.

Il 18,3% degli accolti nel 2015 ha avuto caratteristiche di vulnerabilità. Nel 7,1% dei casi si è trattato di persone con disabilità, disagio mentale o necessità di assistenza domiciliare e sanitaria specialistica e/o prolungata. Sebbene per queste persone si sia prevista un’accoglienza mirata all’interno dello SPRAR, nella realtà di ciò che è accaduto nei territori si è verificata una loro presa in carico anche nell’ambito di progetti non specificatamente dedicati, come dimostra il valore assoluto dei beneficiari: 297 persone accolte nei progetti rivolti a disagio mentale e/o disabilità, a fronte delle 1.196 persone prese in carico nella complessità dei progetti territoriali.

A livello regionale si rileva che oltre il 40% dei beneficiari complessivi è stato accolto nel Lazio (22,4% del totale nazionale) e in Sicilia (20,1%), seguite da Puglia (9,4%) e Calabria (8,9%): è, infatti, in queste quattro Regioni che si registra la maggiore capienza di posti, pari al 62,9% del totale dei posti disponibili. Nelle restanti Regioni il peso delle presenze è inferiore al 6%. Inoltre, in Valle d’Aosta non sono stati realizzati progetti della rete.

Pur dovendo tener conto, come già ricordato, che il numero delle persone con disagio mentale e/o disabilità accolte nei progetti SPRAR risulti in realtà di molto superiore a quello delle persone prese in carico dai progetti specificatamente dedicati, la distribuzione territoriale dei posti destinati e dei beneficiari di questa tipologia di progetti ci fornisce un dato indicativo sull’andamento regionale.
I posti disponibili per progetti rivolti a persone con disagio mentale e/o disabilità si collocano per il 46,1% in Sicilia (129 posti su 280), segue la Puglia con il 13,2% (pari a 37 posti) e la Lombardia con il 7,5% (21 posti). In tutte le altre Regioni registriamo valori residuali. Vi è inoltre un certo numero di territori in cui non sono stati previsti posti specificatamente dedicati a progetti per persone con disagio mentale e/o disabilità.
Per quanto riguarda i beneficiari, questi si concentrano, in coerenza con i posti disponibili, in Sicilia (45,8% del totale), Puglia (13,0%) e Lombardia (7,6%).
Nell’ambito delle 297 persone accolte nei progetti dedicati, il 64% sono beneficiari con patologie afferenti alla sfera della salute mentale, pari a 190 persone. Di queste 106 rappresentano nuovi casi per i quali il Sistema ha potuto attivare uno specifico progetto di accoglienza, riuscendo a dare risposta al 40% delle richieste pervenute nel corso del 2015 (pari a 269 segnalazioni, con un aumento del 74,7% rispetto alle 154 dell’anno precedente). Al restante 60% delle segnalazioni non è invece seguita una presa in carico del Sistema, che mette in evidenza l’esiguità dei posti dedicati. Ciò può essere imputato a varie motivazioni: il turnover più lento che caratterizza questi progetti, la mancata attivazione di posti aggiuntivi a causa di un’entità del finanziamento che non rende sostenibili interventi mirati, ma anche l’esigenza di una presa in carico socio-sanitaria che lo SPRAR non può garantire e che viene quindi attivata dalle strutture territoriali competenti.

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