Dignità e diritti: la FISH condanna le affermazioni di Massimo Giannini

La FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con disabilità e famiglie) esprime profonda indignazione per le parole pronunciate dal giornalista Massimo Giannini nel corso della trasmissione diMartedì andata in onda su La7 il 5 maggio 2026.

Nel pieno del dibattito, la condizione di disabilità è stata utilizzata come metafora degradante e svilente della vita umana, alimentando una narrazione offensiva nei confronti di milioni di persone con disabilità. In particolare, il giornalista ha dichiarato: «[…] Bisogna vedere in che condizioni ci arriva, se passa gli ultimi vent’anni della sua esistenza immobile su una sedia a rotelle a non fare nulla, è inutile che è vissuto così tanto».

Parole gravi, che associano la vita di una persona con disabilità a un’esistenza priva di valore, dignità e significato. Un messaggio inaccettabile, che non solo ferisce profondamente le persone direttamente coinvolte e le loro famiglie, ma contribuisce ad alimentare stereotipi discriminatori e una cultura abilista che dovrebbe essere contrastata con fermezza, soprattutto nel servizio pubblico del dibattito mediatico. “Ancora una volta la disabilità viene strumentalizzata, dichiara il presidente della FISH Vincenzo Falabella, con toni offensivi e degradanti. Le persone che vivono su una sedia a rotelle, anche nelle condizioni più difficili, non sono individui “inermi” o “inutili”: sono persone che affrontano ogni giorno la vita con dignità, forza e pieno valore umano.”

Il noto giornalista non ha, infatti, avuto esitazioni nel ricorrere a lemmi beceri, caricandoli altresì di quello stigma devastante che da anni, cittadini, istituzioni, organizzazioni, tentano faticosamente si scalzare. E non è una “banale” questione di linguaggio “politicamente corretto”: questa uscita tradisce una convinzione profonda che sospinge le persone con disabilità ad essere cittadini di serie C.

“Ciò che mi ha lasciato davvero stupito, però, non è stato solo il contenuto di quelle parole, continua Falabella, ma l’assenza totale di indignazione da parte dei presenti: invece del silenzio o della presa di distanza, è arrivato addirittura un fragoroso applauso.”

La narrazione mediatica sulla disabilità dovrebbe riflettere i progressi della società civile e il rispetto dei diritti sanciti dalla Convenzione ONU. La Federazione invita, quindi, i professionisti dell’informazione e le redazioni televisive a una maggiore responsabilità nell’uso del linguaggio, affinché non si avallino più stereotipi pietistici o svalutanti che riportano indietro di decenni il percorso di inclusione nel nostro Paese. La Federazione ribadisce che le persone con disabilità non chiedono compassione né narrazioni eroiche, ma rispetto, rappresentazioni corrette e il riconoscimento della loro piena partecipazione alla vita sociale, culturale e professionale del Paese.

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